Paolo Schiamazzi, nome d'arte di Cristiano Pinato, nasce a Bologna, classe 1956.
Vive un'adolescenza inquieta nei sobborghi di Aqui Terme dove mette rapidamente in mostra il proprio scarso talento per il paracadutismo, che rimarrà un suo tratto distintivo.
I primi suoni rimbombano nel buio delle catacombe di Novara. A quei tempi Paolo era il chitarrista dei ''Disturbo della quiete pubblica'' (di cui si è persa ogni traccia) che si fanno notare per la loro sonorità proto-country sperimentale. Soprattutto grazie a un lavoro costante, il quartetto si scioglie. Luigi, un amico di quegli anni, scrive: ''Ricordo bene i giorni passati in quelle cantine ammuffite. Il caldo! La chiave sempre in tasca. Non mi passerà mai di mente il live al Drunk Cove di Gibilterra! Che giorni! Riflettere su quei brutti momenti mi riempie di ansia. Ricordare quei tempi mi riempie di felicità.''.
Nell'aprile del 1934 la vita di Schiamazzi prende una piega inaspettata: per una rocambolesca sequenza di eventi si ritira a Vercelli a consumare ossessivamente libri di pittura. Nel tempo che gli rimaneva progettava il suo ritorno di fiamma che arriverà con il suo primo disco solista il 19 dicembre 1945: ''Guasto Fanale Ventilazione''. Una famosa rivista pubblicherà questa recensione (a firma Casimiro De Modicotti):
''Guasto Fanale Ventilazione'' è il perfetto dramma che la musica harsh-downtempo dovrebbe essere. Gli elementi sinfonici distorti - che sia un flauto pieno di delay o una ghironda sbrindellata - si sposano con loop di pianoforte e spinetta e creano lo sfondo per un disco pieno zeppo di ritmi che ti si appiccicano negli occhi come se nulla fosse. Crea una suggestione inequivocabile e chiara, non ben decifrabile ma facile da scrivere.
L'anno dopo è il turno di ''Ausiliario Celestiale'', anticipato dai singoli ''Il microscopio'' e ''Balenottera''. L'Ausiliario Celestiale Tour precede il giorno della release con date nelle città di Manchester, Aberdeen, Barletta-Andria-Trani, Riccione, Santiago del Cile, Buenos Aires e Adria.
Per non dover mai più scrivere "due righe di bio".
Non è AI, è Polygen.
Il Polygen è un programma che genera frasi casuali secondo una definizione grammaticale, ovvero seguendo un corpus programmabile di regole sintattiche e lessicali.
La grammatica è qui per chi voglia giocarci, curiosarci o espanderla (ogni tanto potrei aggiornarla).

